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I VITIGNI AUTOCTONI DELLA LOCRIDE
AGOSTINO BELCASTRO 22 dicembre 2010

Un buon bicchiere di vino si gusta sempre a tavola. Ancora di piu’ in occasioni di ricorrenze e festività planetarie come il Santo Natale. Nella storia dell’uomo il vino ha sempre occupato un posto di rilievo nelle abitudini alimentari. Ecco perché è interessante rileggere il libro di Orlando Sculli di Brancaleone “I vitigni autoctoni della Locride” che all’epoca della sua pubblicazione ha riscosso grande successo. E’ un manuale di facile consultazione dove il lavoro dell’autore, come ebbe a scrivere nella sua introduzione Francesco Macrì, Sindaco del Comune di Locri e Presidente della Confagricoltura Calabria fino a qualche giorno fa, “è il frutto di un profondo amore per la sua terra che non va soltanto inquadrato in un’accademica dissertazione sull’archeologia del vino”. Orlando Sculli, esperto e profondo conoscitore della cultura del vino, da alcuni decenni profonde tutte le sue energie in questa direzione per far conoscere alla gente la bontà del “nettare” che i vitigni della Locride producono. Questa sua passione lo porta spesso a tenere conferenze in Italia e in Europa riscuotendo sempre grande apprezzamento da parte degli addetti ai lavori. Il prof. Giovanni Spampanato, docente di Botanica Ambientale nella facoltà di Agraria dell’Università della Calabria, studioso di chiara fama, ha sottolineato il valore scientifico, ma anche letterario del libro di Sculli mettendo anche in evidenza come le appassionate ricerche svolte dall’autore sono in primo luogo il risultato del profondo amore che lo lega alla sua terra, alla storia della sua terra, e “a tutto ciò che il sapiente lavoro dell’uomo nei secoli ha saputo produrre”. Anche il critico letterario e autore di testi scolastici, Ettore Bruni, di Pisa (originario di Brancaleone), a suo tempo si era interessato dell’opera di Sculli. Scriveva a proposito sulla rivista culturale “Historia” in occasione di una sua recensione:” Le pagine del libro diventano alta letteratura là dove sono presentati, con partecipazione emotiva, usi, costumi, economia, delle genti che hanno animato nei secoli un territorio affascinante come è la Locride. In spiegazioni specificatamente tecniche si inseriscono e intimamente si legano momenti di “poesia”. I tanti, e di vario tipo, vitigni nelle diverse località della Locride non sono esaminati a sé, ma si intrecciano all’incanto dei luoghi in cui sono nati e continuano a nascere, in cui sono vissuti e continuano a vivere, in cui hanno dato frutto e continuano a darlo. Il libro – osserva Bruni – ha come motivo centrale, fondamentale, le vicende dei vitigni della Locride, ma spazia in più vasti orizzonti, che ci portano indietro nel tempo, e anche si proiettano verso il futuro”. A riprova che Orlando Sculli conosce molto bene la storia dei vitigni, Bruni annota:” L’autore prende, infatti, punti di riferimento in testi di storia antica, ma anche, e soprattutto, in testi del mondo classico, greco e latino, un mondo a lui, da sempre, particolarmente congeniale. Così sono appropriati i riferimenti, con precise indicazioni sulle fonti, alla tradizione storica tramandataci da Dionisio di Alicarnasso su genti che guidate dal mitico Enotrio, emigrarono in secoli molto lontani dalla greca terra d’Arcadia, raggiungendo la Calabria che dal nome Enotrio fu allora chiamata, per lungo tempo, Enotria, un nome tra storia e leggenda che da allora divenne la “terra del vino” per via dei vitigni che quelle genti avevano portato dalla loro patria”. Concludendo la sua analisi, il critico letterario ha voluto precisare:” Come bene documenta l’Autore, con autentica passione, la Calabria è stata uno dei più importanti “centri” di coltivazione e di diffusione della vite in Italia e in Europa. Questo prezioso patrimonio calabrese va valorizzato e sostenuto, nel presente e nel futuro. Questo libro non esprime soltanto una speranza; è una concreta proposta in tale senso”.